19 ottobre 2026
Corriere della sera 19 ottobre – Unapol: «Momento di forte crisi»
Il prezzo dell’olio è in forte calo rispetto ai picchi degli ultimi anni. Nel novembre 2025 le quotazioni erano di 9,20 euro al chilo, oggi sono tra i 4 e i 4,20 euro. Questo crollo del prezzo di oltre la metà mette in difficoltà gli agricoltori che non riescono più a sostenere le spese delle proprie aziende, visto anche l’aumento dei costi energetici.
di Giorgio dell’Orefice
Il calo delle quotazioni
Secondo l’analisi di Areté, nel 2026 le quotazioni dell’olio extravergine comunitario sono tornate sui livelli più bassi dal 2022, mentre il prodotto italiano ha registrato un calo del 47% nell’ultimo anno. Anche il premio dell’olio nazionale rispetto a quello comunitario si è fortemente ridotto, passando da oltre 5.300 euro a tonnellata nel giugno 2024 a poco più di 900 euro/t a settembre 2026.
Scorte e produzione spagnola
A favorire il ribasso è stata soprattutto la ricostituzione delle scorte, dopo due campagne caratterizzate da forti deficit produttivi. Le prospettive di offerta sono ora rafforzate dalle prime stime ufficiali sulla produzione spagnola 2026/27, che indicano 1,6 milioni di tonnellate, il 29% in più rispetto alla campagna precedente. Se confermato, il raccolto porterebbe la disponibilità complessiva spagnola di inizio campagna sui livelli più elevati dal 2021/22.
Unapol: «Momento di forte crisi»
«Il settore – ha dichiarato Tommaso Loiodice, presidente Unapol – sta attraversando un momento di forte crisi. Per riuscire almeno a coprire le spese di produzione il prezzo dell’olio non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo. Una soglia che evidenzia la distanza tra le attuali quotazioni e le necessità economiche delle aziende. La nuova campagna si preannuncia molto difficile da un punto di vista economico. Il timore è che si possa passare dal grido di allarme alla disperazione».
Per il presidente Unapol è necessario mettere in pratica quanto previsto dalle norme contro le pratiche commerciali sleali: «Esiste una legge che prevede l’impossibilità di vendere il prodotto sottocosto. Anche se non esistono ancora dei parametri legali per determinare il prezzo giusto da riconoscere ai produttori, a mio avviso è arrivato il momento di applicare questa legge».






