I punti chiave
I prezzi dell’olio d’oliva in caduta libera mettono in grave difficoltà gli olivicoltori che meditano, con la campagna olearia alle porte (e in qualche caso già iniziata), di lasciare i frutti sugli alberi. Una decisione al limite della disperazione preludio all’abbandono degli uliveti.
A Bari duemila olivicoltori in piazza
È il senso del grido di dolore lanciato dall’Unapol, una delle principali organizzazioni di produttori olivicoli che, all’indomani della protesta di 2mila olivicoltori inscenata lo scorso 12 ottobre in piazza Prefettura a Bari, chiede adesso l’intervento delle istituzioni.
Per l’extra vergine listini dimezzati in pochi mesi
Tra le principali preoccupazioni – sottolineano all’Unapol – c’è la retromarcia dei prezzi dell’olio. Nel novembre 2025 le quotazioni erano di 9,20 euro al chilo, oggi sono tra i 4 e i 4,20 euro, con segnalazioni di prezzi anche di 3,80 euro. Un crollo rilevante che rappresenta un rischio non solo per la sostenibilità economica della nuova raccolta, ma anche per il futuro di
Spirale avviata dal rimbalzo produttivo spagnolo (+29%)
Un trend innescato, dopo due annate di scarsità di prodotto (a causa della siccità), dal forte recupero produttivo spagnolo. Le prime stime produttive in Spagna prevedono una produzione di 1,6 milioni di tonnellate, ben il 29% in più rispetto alla campagna precedente. Se confermato il raccolto spagnolo porterebbe la disponibilità complessiva spagnola a inizio campagna vicina ai livelli più elevati di sempre registrati nella campagna 2021-22.
Areté: per il prodotto italiano un crollo del 47% in un anno
Da qui la spirale di ribassi dei prezzi. «Il mercato dell’olio extravergine – ha reso noto nei giorni scorsi Areté, società leader in Italia nel monitoraggio dei prezzi delle materie prime agrifood – si avvia verso la campagna 2026-27 con disponibilità in recupero e prezzi in forte ridimensionamento rispetto ai picchi degli ultimi due anni. Nel corso del 2026 – proseguono da Areté – i prezzi dell’olio extravergine comunitario sono tornate ai livelli più bassi dal 2022, mentre il prodotto italiano ha registrato un calo del 47% solo nell’ultimo anno».
Loiodice (Unapol): occorrerebbe un prezzo di almeno 7 euro al chilo
«Il settore – aggiunge il presidente dell’Unapol, Tommaso Loiodice – sta attraversando un momento di forte crisi. Rispetto lo scorso anno, il prezzo dell’olio è sceso oltre la metà e gli agricoltori non riescono più a sostenere le spese delle proprie aziende. Bisogna tenere in considerazione anche l’aumento dei costi energetici. Per riuscire almeno a coprire le spese di produzione il prezzo dell’olio non dovrebbe scendere sotto i 7 euro al chilo. Una soglia che evidenzia la distanza tra le attuali quotazioni e le necessità economiche delle aziende. La nuova campagna si preannuncia molto difficile da un punto di vista economico. Il timore è che si possa passare dal grido di allarme alla disperazione».
Nel mirino le importazioni agevolate dalla Tunisia
Sul “banco degli imputati” dal punto di vista dei produttori olivicoli ci sono le importazioni di olio d’oliva da paesi extra Ue (in particolare dalla Tunisia) in regime agevolato o addirittura a dazio zero. «Chiediamo lo stop di questi flussi a dazio zero – aggiunge Loiodice – che favoriscono ulteriormente l’immissione di olio extravergine d’oliva a basso costo. Tutto questo non fa che colpire il prodotto italiano di eccellenza e incentivare un modello industriale che punta sul prezzo basso e non sulla qualità del prodotto».
Altra strada: attivare le norme contro le pratiche sleali
Secondo il presidente di Unapol ci sarebbe poi anche un’altra carta da giocare per difendere l’extravergine italiano: attivare le norme in vigore contro le pratiche commerciali sleali.
«Esiste una legge – prosegue il presidente Unapol – che prevede l’impossibilità di vendere il prodotto sottocosto. Anche se non esistono ancora dei parametri legali per determinare il prezzo giusto da riconoscere ai produttori, a mio avviso è arrivato il momento di applicare questa legge».
Molti produttori rischiano di abbandonare i propri oliveti
La situazione del settore si sta facendo davvero difficile e richiederebbe un cambio di passo sul fronte delle contromisure. «Siamo preoccupati per la tenuta economica dei produttori – conclude Loiodice -. Voglio ricordare che l’olivicoltura è un settore strategico per molti territori italiani. La crisi che sta attraversando in questo periodo ha ricadute dirette sul commercio, sulla ristorazione e sulle aziende che operano a servizio del comparto agricolo. Quando il comparto vive una buona annata, ne beneficiano tutti: negozi, bar, ristoranti, attività che vendono attrezzature. Negli ultimi anni, gli agricoltori avevano ricominciato a investire e si stavano avvicinando al settore anche molti giovani. Ora si rischia di fare un passo indietro e molti potrebbero decidere di abbandonare i campi».






